Vendere la casa di una persona cara che è venuta a mancare, ecco come fare

Vendere la casa di una persona cara che è venuta a mancare, ecco come fare

Facendo una statistica interna alla nostra agenzia, ci siamo resi conto che ben il 65% degli immobili venduti negli ultimi 3 anni venivano da un'eredità ricevuta dal nostro cliente venditore a seguito della dipartita di un genitore o, in due casi, di uno zio a cui i clienti erano stati molto vicini in vita.

Quando si viene invitati per la prima volta a visitare questi immobili, sembra di sentire ancora la presenza di chi in quelle camere ha passato in maniera costante gli ultimi anni della propria esistenza, di solito sono pienissimi di cose, vestiti ancora ovunque, ritagli di giornale, appunti o post it in vari parti del corridoio e della cucina, con gli anni abbiamo imparato a limitarci a visitare l'immobile in silenzio rispettando quella che è la silenziosità e a volte la commozione vera e propria della persona che ci mostra la casa.

Uno degli errori psicologici più evidenti che molti compiono è di volersi "liberare" della casa il più velocemente possibile, non capendo che anche i luoghi che hanno appunto caratterizzato la vita, o qualtomeno l'ultima parte di vita, di una persona che ci è stata cara, vanno tenuti nel massimo rispetto. E' giusto andare a visitare la casa, trattenersi in essa prendendo da essa i ricordi più belli e a cui siamo più legati della persona che lì abitava. Abbiamo visto alcuni clienti per mesi passare un paio di pomeriggi alla settimana aggiradosi in queste case, quasi a voler prendere ogni pensiero o emozione che il decuius lì ha vissuto.

Con il tempo, e con la liberazione poco a poco degli ambienti, che comunque sarebbe necessaria per poter presentare la casa un domani nel momento della partenza della commercializzazione vera e propria, inizia questo processo di distacco: gli ambienti diventano sempre più impersonali, ci ricordano sempre meno la persona che lì vivev e che andavamo a trovare per conversare o anche solo per stare con lei. Quasi sempre c'è un momento preciso in cui il cliente ci chiama e ci dice che "adesso possiamo metterla sul mercato", che ormai la casa è solo un immobile vecchio di cui uno non sa cosa farsi, una "cosa" che costa di imposte e di spese condominiali e non più l'utlima propaggine della persona a cui abbiamo voluto bene.  

Prendetevi il tempo necessario, assaporate i ricordi che gli ambienti vi portano alla memoria ... arriverà il momento in cui la casa della persona amata sarà per voi solo un "immobile"

Una volta che il distacco è avvenuto, non creerà alcun problema il fatto che l'agente immbiliare nei luoghi faccia qualche sua diavoleria di home staging, mettendo mobili di design, o appendendo sui muri dei quadri astratti contemporanei che "colorino" gli ambienti. 

Non vi procurerà alcun fastidio sapere che molte persone entrano in quelle che sono state le stanze che avete condiviso con la persona a cui avete voluto bene, soppesandone le dimensioni e le potenzialità per lì installare una nuova vita, una nuova compagine famigliare.

Rispettate il vostro dolore e l'affetto che vi ha legato alla persona che è venuta a mancare e che vi ha lasciato un bene di questa importanza, non fatevi "tirare la giacchetta" da agenti immobiliari che mostrino disinteresse rispetto a questi vostri bisogni psicologici, non sono persone che mostrano empatia e saranno sicurmaente anche dei pessimi venditori perchè nello stesso modo non sapranno comunicare con chi quell'immobile lo vuole oggi acquistare.

Ci piacerebbe sentire anche le vostre storie su come vi siete "separati" da una casa ricevuta in eredità e che vi ricordava tantissimo la eprsona che lì aveva vissuto e a cui eravate molto legati, come sempre a: info@housingmilan.com

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