Quando parlaimo, spesso nel nostro caso, di crisi del co-living, la prima motivazione che viene in mente è quella del covid: come si può pensare che nel mezzo di una pandemia possano andare bene dei business model che prevedono la condivisione di ambienti comuni di casa da perfetti sconosciuti che utilizzano senza alcuna profilassi cucina e bagno con l'altissimo rischio di infettarsi. Vero, l'epidemia di coronavirus ha dato sicuramente una "spallata" al settore della sublocazione ma le difficoltà nascono prima e discendono dal fatto che come tutte le cose, nel momento in cui sono in molti a "fiutare l'affare" e quindi a buttarsi in un dato mercato, i prezzi di approviggionamento della materia prima, in questo caso le case di grandi dimensioni magari sfitte da anni e da rimettere a posto, salgono e rendono le economics del business model se non impossibili di certo più difficili.
Fino a 10 anni fa c'erano al massimo due operatori sulla piazza milanese che si prendevano la briga di locare immobili residenziali di grandi dimensioni, metterli a posto a loro spese, parcellizzandoli in piccole stanze e rimetterli sul mercato con l'idea di "marginare" sulla differenza dei canoni di locazioni delle singole stanze rispetto al "basso" canone di locazione pagato mensilmente per l'immobile nel suo complesso.
Nel momento in cui più e più operatori si sono buttati nel settore, si è creata una forte competizione nell'accaparrarsi gli immobili migliori e meglio localizzati, i prezzi degli stessi sono saliti senza però che salissero, vedi anche coronavirus, i prezzi finali da poter richiedere al cliente finale che prende in locazione la stanzetta e questo ha portato a due strategie da parte di queste organizzazioni, spesso utilizzate insieme:
- fare camere da letto sempre più piccole andando anche contro a quelle che sono le normative edilizie vigenti, di fatto si creava la necessità di realizzare una o due camere in più rispetto ai progetti precedenti di parcellizzazione degli spazi
- risparmiare sempre più sulla ristrutturazione iniziale degli ambienti che spesso e volentieri derivano direttamente dagli anni '70 e quindi hanno necessità di interventi di refresh molto più profondi che una semplice "lavata di faccia"
Queste due strategie volte al risparmio sui costi hanno comportato un innalzamento verticale dei contenziosi: la gente che paga canoni di locazioni non bassi come cliente finale della singola stanzetta, si rende conto di vivere in case non ben ristrutturate, magari con vetri singoli, con porte scadenti, e con camere da letto cosi' piccole da non consentire spesso neanche la possibilità di inserirvi un letto per studiare, oggi cosa fondamentale in epoca di smart working e remote studying.
Come diciamo sempre, l'idea di co-living e' qui per rimanere, ma sconsigliamo a chi voglia "buttarsi" in questo settore di farlo, troppa concorenza e oggi troppe grane con gli inquilini, il periodo delle vacche grasse è purtroppo finito per sempre.
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