La regina delle criptovalute è il Bitcoin, smbra che esista da sempre ma fu inventato solo nel 2009, da persona che non si è ancora palesata e che fa ipotizzare le origini più misteriose e cospirative della moneta digitale per eccellenza.
In questi 12 anni di vita, il bitcoin e la tecnologia che sta alla sua base, la blockchain, hanno fatto moltissima strada e da patrimonio di un numero ristretto di "geeks" appassionati di tecnologia e software, sono diventati termini di utilizzo comune, sinonimo spesso delle grandi ricchezza create dal nulla comprando un bene che valeva pochi centesimi e che oggi vale più di 60,000 dollari.
Chiariamo subito la nostra posizione di base: questi asset non sono "valute" nel senso tradizionale della parole, sono beni che non hanno utilità economica e che non costituiscono legal tender in nessuno stato, la tecnologia che alla loro nascita era di nicchia oggi è di pubblico dominio e non ci vorrebbe molto a creare una propria criptovaluta come il bitcoin a casa propria, ecco forse il motivo per cui se ne creano migliaia.
Un'attività finanziaria è un bene, anche immateriale, che da' però diritto al suo possessore di ricevre un flusso di cassa o dei beni nel futuro, pensiamo ad un'obbligazione statale, un titolo azionario, o un future o forward sul grano, questi asset digitali sono semplicemente "scarsi".
Alla base delle alte valutazioni che hanno raggiunto sugli exchange dedicati, c'e' l'equazione che ci permettiamo di mettere in discussione che dalla scarsità implica una riserva di valore, ci sono milioni di beni che sono scarsi per definizione che però non hanno alcun valore. Il semplice fatto che esistano solo 7 quadri dipinti da un dato artista non implica affatto che tali opere valgano milioni, anzi guardando al caso di un pittore prolifico come Picasso potrebbe sostenersi esattamente l'idea opposta.
Scarsità non implica valore
una volta chiarito l'incorrrettezza di questa implicazione, passaimo a vedere cosa ha fatto la tecnologia della blockchain, che anni fa studiammo convinti che veramente avrebbe potuto essere dirompente facendo perdere di importanza a chi oggi detiene il controllo di "piattaforme" di vario tipo, di pagamento, di recensioni, di ecommerce... etc.
Bene, anche qui dopo anni che i venture capital ci investono miliardi di dollari e migliai di sviluppatori sviluppano progetti, sono pochissime le applicazioni che sono state genuinamente dirompenti, se paragoniamo la blockchain ad internet o ai smiconduttori o anche solo al telefono, risulta chiaro che l'eccitazione che ha contornato la nascita di questa tecnologia non è stata poi seguita da risultati concreti di pari importanza nella pratica.
Lo stesso numero di utlizzatori, o investitori in criptovalute si conta in un centinaio di mioni di individui, ben al di sotto della espansione di app importanti diffusesi negli ultimi anni che in 4-5 anni hanno raggiunto il miliardo di utenti.
Blockchian, l'eterna promessa di rivoluzione non ancora avveratasi
Il pensare alle criptovalute come "riserva di valore" fa poi sorridere pensando al livello di volatilità che questi asset ancora hanno, come si puo' pensare che, guardando solo a quelle più affermate, possa considerarsi una riserva di valore un bene che ha volatilità annualizzate del 100-150%, un qualcosa che può perdere il 30% del proprio valore contro il dollaro in un paio di sessione di trading?!
La mancanza di un rale utilizzo pratico di questi beni farà sempre sì che la loro volatilità speculativa sia altissima, perchè non vi sono livelli di arbitraggio o livelli di valutazioni che vedono entrare degli "utilizzatori reali" che raggiunto una detrminata valutazione ìhanno un chiaro vantaggio economico nel comprare. La volatilità è sicurmanete una cosa che penalizza e penalizzerà a lungo questo tipo di beni.
Molti studi, anche del buon premio Nobel Shiller, hanno mostrato che anche le azioni sono molto più volatili di quanto sarebbe dettato guardando ai fondamentali, ma lì abbiamo dei flussi di cassa attesi da prezzare che a certi livelli fanno partire gli speculatori a comprare, il bitcoin, per citare la criptovaluta più nota, può benissimo andare a zero. Dire che l'esistenza di investitori che hanno "fede" nel bitcoin e che non venderanno mai, come dice Novogratz, non assicura affatto che la valutazione dell'asset non possa toccare ilvelli prossimi allo zero, visto che il prezzo è dato dall'incontro della domanda e dell'offerta ... potrebbero semplicemente interrompersi gli scambi con offer a 1000 USD e bid di acquisto a 1 USD.
Tutte le criptovalute possono arrivare a zero, indipendentemente da cosa vi viene raccontato
Molti "bull", ovvero investitori ottimisti sulle prospettive delle criptovalute dicono che adesso entreranno nell'agone gli investitori istituzionali, attori importantissimi, veri gestori dei soldi del mondo, che fino ad esso, se non in rare occasioni, sono stati a guardare il mercato senza realmente prendere una posizione significativa. Il flusso finanziario genrato dagli rodini di acquisto di fondi pensione, endowment americani etc etc non farà altro che schizzare le valutazioni a prezzi inimmaginabili oggi, si parla fino a 1 MLN di USD per singolo bitcoin ... ma sarà vero?
Se conosciamo come operano i gestori di queste grandi masse di ricchezza, rimaniamo scettici: uno dei principali problemi per questi professionisti super ben pagati è mantenere il ricco stupendio, facendo il loro lavoro e non compiendo errori grossolani.
Nel caso di acquisto di una criptovaluta ci troviamo di fronte esattamente all'opposto del payoff di rendimento da questi voluto: grande possibilità, o meglio probabilità, che la cosa vada a zero e bassa probabilità che si moltiplichi per 1000. Se si moltiplica e fanno il botto un anno, a parte un paio di articoli di giornale e un bonus un po' più ricco quell'anno, nulla cambia per loro, se invece si sbagliano e la cosa si affloscia vedendo una dinamica tipo post bolla del mercato dei tulipani in Olanda nel '600 ... si devono trovare un altro non posto di lavoro, ma proprio professione!
Gli istituzionali entrano in un mercato solo quando questo non comporta alcun career risk per il decision maker
Un'altra idea da sfatare è il potere di diversificazione che dovrebbe guidare il valore e l'utilità delle criptovalute all'interno di un portafoglio di un generico investitore, negli ultimi anni con un livello di liquidità di scambistatisticamente significativo si è chiaramente visto che nel momento in cui si assiste ad un generale risk deleveraging e tutto viene iù, anche il bitcoin e cugini scendono allo stesso modo, anzi di più essendo una sorta di asset a leva per definizione, quindi non ha poteri di disaster insurance, per nulla direi.
C'e' poi un altro tema fino a ieri non importante ma oggi centrale per sempre più investitori, sopratutto istituzionali: i parametri ESG.
Il fatto che per "minare", ovvero creare le valute, o almeno tutte quelle di esse che si rifanno a sistemi di mining paragonabili al bitcoin, si consumi tantissima energia elettrica e quindi, prendendo le fonti di generazione di elettrictà attuali, di fatto si inquini tantissimo, non propende ad un loro utlizzo su larga scala. Dovrebbe essere le'satto contrario, si dovrebbe creare un asset il cui scambio abbatta la carbonizzazione e non incrementi invece un livello di inquinamento dell'atmosfera già alto!
I bitcoin e la maggior parte delle criptovalute non sono neanche "amiche" dell'ambiente
Perchè allora parlaimo di bitcoin e simili se pare che la nostra posizione sia di pessimismo cosmico rispetto ad essi?
Perchè anche noi siamo vittima del FOMO: fear of missing out, ovvero la paura di non prendere parte ad un trend che poi si consolida e caratterizza gli anni a venire. Come potremo spiegare ai nostri figli, una volta che un bitcoin quoterà 10 MLN di USD, che noi potevamo comprarlo a 10, 100, 1000 dollari e non lo abbiamo fatto?! Secondo noi questi apparenti bias razionali sono invece giustificati da una matrice psicologica comprensibilissima e diffusa.
Diciamo di più, l'appeal dei bitcoin e delle tante criptovalute che nascono ed il motivo principale per cui studiarle e dedicare un po', non troppo, tempo ad esse è proprio per la loro natura di LOTTERY ASSET.
Un lottery asset è un bene finaziario che sia a vita potenzialmente infinita, quindi non un 'opzione call out ofthe money che ha scadenza tra un mese, che può subie mutamenti nelle sue quotazioni dal 1000% in su. Obbligazioni e tutti i titoli di debito sono ovviamente escluse, perchè anche se comprate a 15 centesimi sul dollaro, sempre un dollaro ci pagheranno a scadenza. Anche nel caso dei titoli azionari, guardando la storia, sono poche le azioni che in un periodo breve di tempo, 3-5 anni, si siano moltiplicate in tal misura, cosa diversa se invece tenute per decenni.
Questo tipo di asset digitali sono invece particolarmente indicati per la parte speculativa del proprio portafoglio, un chippino di 1-3% che si è disposti a scommettere in una cosa che molto rpobabilmente andrà a finire in nulla, ma che qualora fosse "reale" può renderci "ricchi"!
E voi cosa ne pensate della nostar teoria dei "lottery assets", come sempre vi invitiamo a scriverci a: info@immobiliedinvestimenti.com
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