Hegel e la speculazione finanziaria

Hegel e la speculazione finanziaria

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è considerato il pensatore dell'800 che meglio di tutti gli altri sia riuscito a sistematizzare la filosofia dell'idealismo, che in lui ha trovato le vette teoriche e di riflessione più alte.

In Hegel l'ente finito viene ricondotto all'infinito e tutto il reale che ci cirocnda viene quindi ad essere pura rappresentazione di parte del tutto all'interno di cui ci troviamo.

Mentre in Kant, che possiamo considerare l'ultimo pensatore del '700 e il critico della filosofia illuminista, ci si era fermati alla bipartizione dell'ente che è al tempo stesso fenomeno che percepiamo e noumeno, ovvero cosà "in sè", per Hegel non ha senso avere questo concetto spirituale non meglio definito che non possiamo indagare con la ragione - kantiana- e quindi riporta tutto all'infinità di cui facciamo parte.

Questo tipo di pensiero però non deve essere confuso con l'immanentismo di SPinoza, che rifacendosi a pensatori come Parmenide, aveva ipotizzato l'essere come un tutto che racchiude l'esistente, un tutto immutabile e perenne, no, quinin Hegel il tutto ha una sua dinamnica ed evoluzione storica.

In poche righe speriamo di aver fatto incuriosire i non addetti ai lavori e di non aver detto troppe castrinerie per chi di filosofia si occupa più di noi che non ne aprivamo un testo da 20 anni, quello di Hegel su cui vogliamo focalizzarci sono due concetti principali:

- tutto ciò che è reale è razionale ( e tutto ciò che è razionale è reale)

- il divenire storico, lo zeitgeist, il fatto che l'idea assoluta si sviluppi nells storia secondo una propria dinamica che non possiamo influenzare ma solo assecondare e registrare (da qui per molti la critica ad Hegel come un filosofo che giustifica lo status quo cui assistiamo nel mondo, non ci si deve ribellare alla situazione delle cose, è così perchè è giusto che lo sia)

 

PArtiamo dalla prima.

Tutto ciò che il mercato ci mostra è la risposta razionale agli eventi cui assistiamo, non dobbiamo mai porci in una posizione di "giudici" della razionalità del mercato stesso.

Il mercato ha senmpre ragione, i milioni, se non miliardi, di individui che ogni gionro prendono decisioni di investimento o di pura speculazione lo fanno con il loro interesse come linea guida, la dinamica risultante è quindi assolutamente razionale anche quando non ci sembra affatto rispetto a degli schemi di pensiero o modelli che abbiamo letto o sviluppato per conto nostro.

Essere e dover essere in Hegel coincidono, non c''è una separazione tra di essi, come abbiamo detto tutto ciò che è reale è anche razionale e tutto ciò che è razionale è reale.

Il giusto approccio da avere nel momento in cui si interagisce con le dinamiche di mercato per cercare di portare a casa un profitto è di grande rispetto dei prezzi e dei parametri che il mercato stesso genera, andare contro di essi nella illusoria speranza di "avere ragione" contro un mondo che va "alla rovescia" o che non si comporta come dovrebbe non ha alcun senso e si può rivelare operazione pericolosissima.

Il mercato è da aasecondare, pensiamo alla filosofia che sta dietro una pratica come il trend following, mai da combattere e vedere come proprio "nemico", in una lotta con il mercato anche l'investitore più grande e potente non può che uscirne sconfitto, di esempi del genere nella storia della finanza ne abbiamo visti a decine, pensiamo solo a tutti i "corner" tentanti in qualche materia prima.

L'azione di una azienda che produce auto elettriche arriva a quotazione stellari che non hanno nessun paragone possibile con quelle dei produttori di auto tradizionali che ne vendono migliaia di pezzi in più non deve portarci MAI alla decisione di andare corti su quel titolo ma solo alla decisione di seguire questo trend (finchè dura) o starne fuori nella attesa che il mercato prenda una posizione differente su questa tematica, una posizione con cui siamo in maggiore sintonia e quindi siamo in grado di cavalcare con maggiore convinzione nel momento in cui la inseriamo in potafoglio.

Il mercato non è un organismo immutabile, esso cambia e subisce i propri zeitgeist hegeliani

Il bello, o brutto, dei mercati finanziari è che essi non solo non sono fisi ed immutabili ma tendono a cambiare relativamente spesso, ogni decina d'anni direi almeno.

Quello che oggi veine visto valere oro e andare alle stelle come quotazioni, è la stessa cosa che un domani verrà invece considerata come colto rischiosa e valutata molto poco proprio per i mille rischi di cui il mercato stesso si è reso conto magari dopo un tracollo di prezzo.

Ricordiamo decine di aneddoti a tal proprosito, il primo che mi viene in mente è quello dei titoli di stato russi, da noi amati all'inizio degli anni 2000 quando le quotazioni erano sottoterra. Una banca privata a cui parlammo di questo trade ci prese per matti ed irresponsabili, la stessa banca 5-6 anni dopo, con i tioli vicini alla pratità ci chiese se ritenevao gli stessi dei validi elementi di diversificazione all'interno di un portafoglio obbligazionario governativo.

Lo stesso asset, a pochi anni di distanza, una volta che è mutato il modo di "guardarlo" da parte di questa entità simil-hegeliana rappresentata dal mercato, può avere dei prezzi incommesnurabili. La stessa persona che ti giustificava ilvalore di 1000 l'anno 1, ti giustifica il valore di 100 l'anno 5, anche qui non ci sono colpe o errori di nessuno, solo il modo di operare di un organismo complesso che subisce dei mutamenti di atteggiamento difficilmente prevedibili ma che lo speculatore, o l'investitore accorto, è bene tenga sempre sotto controllo.

 

 

Certo che studiare per la maturità dopo 25 anni di vita sui mercati consente di vedere i concetti, anche più trascendentali che uno deve assimilare, con una visione di applicazione pratica molto diversa di quando si aveva 17-18 anni.

I prossimi post penso che saranno dedicati a Marx, e la sua lettura materialistica del divenire storico, con la particolare considerazione del momento in cui ci troviamo e delle più prevedibili conseguenze abreve medio termine.

Se volete suggerirci dei temi di riflessione filosofica, applicata all'investimento finanziario ed immobiliare, scrivete ci come sempre a: info@immobiliedinvestimenti.com

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