Leggiamo fonti di informazione "poco frequenti", i nostri investimenti se ne avvantaggeranno

Leggiamo fonti di informazione

Da almeno 20 anni siamo nell'era dell'informazione continua, vi sono canali news only che trasmettono informazioni 24 ore su 24, in ogni secondo possiamo essere aggiornati su quello che succede in un paese, in un settore, in un dato mercato o addirittura su una data azione quotata in borsa.

Tutta questa informazione però, e parecchi studi lo dimostrano, non ha portato valore in termini di maggiori rendimenti agli investitori, ma ha solo portato una grande "Noise", ovvero rumore di fondo nella testa di chi cerca di stare dietro a tutto.

Per catturare la nostra attenzione, e online questo fenomeno è più evidente, oggi si fa a gara a chi urla più forte, a chi la spara più grossa, a chi riporta la notizia più inaspettata che non può non cogliere la nostr attenzione per qualche minuto. Bene tutto questo è completamente inutile, perchè non fa che dare importanza a tantissimi eventi e sottigliezze che accadono ogni giorno che non hanno nulla di "strutturale", che non parla di chiari trend di sviluppo o di descrescita su cui una persona, sia essa un businessman od un investitore può lavorare per costruire valore nel tempo con le proprie azioni.

La soluzione: leggere fonti di informazione poco frequenti

NEl libro che abbiamo letto si faceva esplicito riferimento ad uno dei tanti siti internet che ogni secondo ci da informazioni di borsa, al Financial Times che esce ogni giorno e alla rivista Economist che esce una volta alla settimana: tutte e tre le foni informative parlano di mercati e di economia ma il taglio degli articoli non potrebbere essere più diverso. Quello che interessa al day trader sul sito web non interessa al fund manager che ogni giorno si informa su quanto di rilevante è accaduto il giorno prima sul Financial Times e ancora diverso è l'oggetto di interesse di chi nel weekend si legge con calma l'Economist per capire se ne l mondo stia accadendo qualcosa di impostante su cui puntare o da cui stare lontani.

Se esistessero fonti informative ancora più infrequenti sarebbe anche meglio, una rivista annuale che parla di investimenti, o ancora meglio una rivista decennale che in un centinaio di pagine vada a toccare solo temi importanti ma in un arco di 10 anni e non 10 minuti o 24 ore.

Rendendo meno frequente la nostra fonte informativa si limita la possibilità che il noise possa passare esserci fatto passare per informazione: pensiamo se in un primo trimestre di borsa i fondi comuni attivi battono quelli passivi, sarebbero sicure decine di colonne di analisti a dire che in questo tipo di mercato il semplice index investing non funziona più, che vale la pena pagare le commissioni per avere questi gran genialoni a gestire i noostri soldi, per poi assistere al trimestre successivo al rovesciamento completo della situazione con i fondi attivi, e cari in termini di costi, stare sempre sotto la performance di più trasparenti e meno cari fondi indicizzati.

Il problema è che non bisogna leggere "tanto" ma leggere quello che è "giusto", e quello che è giusto è quello che permane vero per un lungo periodo di tempo, quindi: informatevi, ma poco di frequente!

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